Segni

Segni incantati, nascosti,
cupi e silenziosi.

Mi dicono chiaramente, in momenti lucidi – lucidi? – :

“Cieco all’Amore”.

Quanto lo sono.
Quanto lo sono.

Cieco.

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Prospettiva alternativa

E se questa vita fosse in realtà una morte per l’anima?

Costretta a passare una ottantina di anni agganciata ad un corpo che la vincola?

Che solo post mortem può sentirsi di nuovo libera, piena, completa?

Senziente e saggia?

E questa vita sulla Terra, pure immenso dono, sia solo un allenamento per qualcosa di inconcepibilmente più ampio e divino?

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Ritorno a casa

Cerco un luogo,
quando i compiti di questa vita li avrò assolti,
che mi accolga di nuovo.

In altra forma, di luce, eterea.

Ora non è tempo, devo portare pazienza.

Sento che c’è.
So che c’è.

Luogo in cui poter restare sospeso, liquido, interconnesso e felice.
Il mio – no, il nostro – Oceano.

Casa.

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Direzioni opposte

Sembra che il sè – per lo meno quello che ritenevo stesse in me – mi abbia sempre suggerito o chiesto di aumentare la distanza tra me e gli altri.
Aumentando il distacco.
Per soddisfarlo e renderlo – rendermi? – più felice e completo.

Egocentrismo dannoso che ruba le mie risorse mentali e crea un incremento di ansia esistenziale.
Alimenta un substrato – misto di irrequietezza ed insoddisfazione – che mi rende infelice.

Mi serva un migliore rapporto con gli altri – che altri, rispetto a me, poi non sono – per stare meglio. Tutti.
Devo iniziare io.

Direzioni opposte; ho chiaramente identificato quella da seguire.

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Regno delle domande senza risposta

C’è un “nucleo” – ora non so come meglio definirlo – al mio interno.
Lo visualizzo e percepisco qualche centimetro dietro agli occhi.
Piccolo, centrale, denso.
A modo suo è pesante, ma in un modo diverso rispetto al concetto di massa.

Credo che ci sia da sempre, dalla mia nascita.
Non mi è chiaro cosa sia.

Tutto il mio percepito parte radialmente da esso. E ritorna in esso.

Sto trovando uno spazio interiore cui il nome più adatto mi sembra “Regno delle domande senza risposta”.

Non era mia volontaria intenzione cercarlo.
Ma vi sono giunto. Mi stava aspettando?
Ed ora non riesco più ad uscirne.

Gli altri regni stanno progressivamente passando in secondo piano.

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Fragilità e cura

Ogni giorno – mattina, sera, istante,
ogni evento,
ogni incontro con una persona o con un luogo,
è tutto incredibilmente delicato e fragile.

Ogni evento deriva da una – una sola – combinazione andata a buon fine di una quantità incalcolabile di fattori opportunamente incastrati.

Concatenati nel tempo e nello spazio.

Di ogni cosa bisogna aver cura.
Di sé, degli altri, dell’ambiente.

Preservare questa fragilità perché è l’unica in cui possiamo muoverci.

Altrimenti finirà tutto.

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Conversazione con l’Universo

Vorrei poter descrivere le sensazioni provate restando immerso nel flusso di energia, emozioni ed amore – direi Amore Universale –  che percepisco, che si attiva, mi attraversa e mi arricchisce, dopo aver intravisto ed instaurato una connessione con il Tutto.

E mi cambia.
Direi che è come se mi stesse parlando ma sono sordo?

Forse è una connessione con il Divino; mi piace pensare che sia così, per avere meno paura dei cambiamenti e pure per inquadrare la morte come cambiamento e non come fine.

Non è questione di “descrivere meglio” ma proprio di poter descrivere. Come se non fossero sensazioni dei 5 sensi.

Come se fosse un ambito nuovo dove la razionalità, attraverso un dialogo e le parole, non è la strada giusta. Per lo meno per me.

Eppure è come se mi parlasse.
E non so rispondere.

Il fatto è che non so disegnare, dipingere, scolpire, comporre e allora non capisco come fare e sento che mi si accumula dentro qualcosa che deve uscire, che non può stare dentro.

Che contiene il dolore di animali e persone.
Che travalica il Tempo e lo spazio.
Che è sempre ed ovunque.

Che travalica i miei limitati concetti di materia ed energia.

Un flusso irrazionale, di cui sono parte. Di cui Tutto è parte o meglio che proviene da un Tutto. Che vi ritorna, vi rientra.

E ora non so cosa altro aggiungere,
se c’è qualcosa da aggiungere,
se posso aggiungere qualcosa,
se ha senso – io continuo a stare sul mio agevole piano razionale e cerco sensi – aggiungere qualcosa.

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