Parole frenate

Mi sto scontrando con un problema. Non riesco a “sbloccare” il fluire delle parole del mio attuale progetto di scrittura di un libro.

Eppure ho preparato la base della trama, la definizione di quasi tutti i personaggi – compresi alcuni caratteri secondari – le suddivisioni temporali principali, alcuni rimandi interni.

Mi fermo a quello che posso considerare il confine tra un racconto ed un romanzo. Devo capire e, soprattutto imparare, come passare da 20 pagine – che, nella loro forma attuale, non mi soddisfano – a qualcosa di ben più ampio; la trama, gli spazi, i tempi, gli avvenimenti sottesi da essa lo consentirebbero pienamente.

Non voglio scrivere un racconto. So che non affronta il tema di cui intendo parlare con la profondità che voglio attribuirgli.

Con i dettagli, i tempi, gli scenari, i dubbi, gli eventi in cui perdersi.

Chissà quante persone ci sono passate prime di me; ma vedo uno sbocco.

Parlandone, mi è stata data una buona idea per identificare quella che probabilmente è la causa di questo blocco: sto adottando, nella scrittura, un approccio simile a quello che mi tocca utilizzare sul lavoro. Un approccio analitico teso a concentrarsi sull’essenziale – adottando le regole 80/20 o 95/5 in base al contesto – che mi portano a restare “incanalato” nel filone principale del racconto. Filone inevitabilmente scarno, troppo lineare, sintetico.

In pratica illeggibile. Quasi un riassunto o poco più.

Capire l’esistenza di questo problema e – forse – la sua causa è il primo step per affrontarlo e risolverlo.

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Modena

Mi sono reso conto di essere profondamente innamorato.
Non di una donna, ma di una città: Modena.

Non per quello che essa ora rappresenta per me – il presente ed il futuro – in alternativa alla città dalla quale provengo, in cui sono nato e che ora vedo come un vincolo e fonte di ricordi troppo spesso tristi.

Ma per quello che è. Cioè per Modena in quanto tale.
Città che mi ha accolto.

Ha la misura, i ritmi, i suoni ed i rumori, i colori e gli aromi, oserei dire il carisma ed il fascino che vanno in sincrono con quanto cerco. E che mi fanno stare bene.

E’ un amore che ha richiesto tempo, forse non per nascere – anche se non so identificare quando sia sbocciato – ma perché me ne rendessi conto.
Ora lo sento pienamente. Ed è quello che conta.

C’è voluto tempo forse perché la sua bellezza ed eleganza, per capirci, non sono da “minigonna e tacchi a spillo” ma le associo ad un fascino silenzioso, supportato da storia, esperienza e maturità.

Oserei dire con un aspetto anche introspettivo. Un amore di testa, quindi.

Voglio preparare una sezioni di foto di Modena: per mio ricordo e per non tenere tutto chiuso in me.

Non metterò solo foto del Duomo, della Piazza Grande e della Ghirlandina – monumenti compresi dal 1997 nel Patrimonio dell’Umanità (fonte UNESCO).
Guardiani immobili, in alcuni giorni un po’ austeri, dal XII secolo.
Per loro preparerò una sezione dedicata, se la meritano pienamente, per coglierne le sfumature di ogni giorno, sotto ogni cielo e luce e della vita quotidiana che, con i suoi ritmi, vi scorre intorno.

Metterò foto di angoli o scorci “secondari”, nascosti, intimi ma in grado di creare emozione.

Almeno per me.

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Sensi nuovi

Riflettendo a valle di certi eventi che, da freschi sono difficili da assimilare e che condizioneranno il mio futuro, oggi ne ho ricavato un insegnamento importante: la vera evoluzione personale non deriva solo dal visitare nuovi luoghi, dal conoscere nuove persone, dal provare nuove emozioni ma dal visitare, interagire, conoscere, sentire, annusare – in sintesi vivere – con sensi nuovi.

Più evoluti.

Raffinati.

Granulari.

Analitici.

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Il “mio” albero: 2 anni e mezzo da recuperare

Oggi me lo sono  ripromesso; riprendo a pubblicare la serie fotografica del “mio” albero.

Le foto le ho tutte; accuratamente catalogate.

Lo incontro quasi ogni giorno.

Lo fotografo e mi dà una sensazione di posatezza, di stabilità, di imperturbabilità.

Ultima foto pubblicata: dicembre 2015.

Da gennaio 2016 ad oggi. Devo recuperare in fin dei conti solo 2 anni e mezzo, che nella vita di una albero come il “mio” sono poco più di un paio di cm di diametro.

 

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Public data entry? No, grazie.

Negli ultimi giorni sembra che tutti i giornali ed altri mezzi di comunicazione si siano resi conto, urlando in modo più o meno sguaiato allo scandalo, che i social media possono rappresentare una minaccia alla democrazia.

E se ne rendono conto a marzo 2018? Dopo che sono passati:
– 20 anni dalla fondazione di Google
– 14 dalla fondazione di Facebook
– 16 dalla fondazione di Linkedin
solo per citare 3 giganti del web, che crescono, tra le varie fonti di utile, anche con il data entry dei propri utenti, ognuna con un suo modello di utilizzo diverso.

E se ne rendono conto per un utilizzo mirato di dati da parte di Cambridge Analytica su una mole di dati, presi da Facebook, relativamente piccola – 50 milioni di utenti coinvolti su una base di circa 2 miliardi di utenti – solo perché usata per fini politici?

Oggi, ognuno di noi provi a chiedersi perché ne stanno parlando?
– Perché è coinvolta una democrazia?
– Perché è coivolta l’elezione di Trump?
– Perché – per fortuna – non hanno tragedie di cui parlare in questi giorni post elezioni?

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Addio Stephen Hawkings, genio della cosmologia

Stephen William Hawking (Oxford, 8 gennaio 1942 – Cambridge, 14 marzo 2018): quasi tutti lo hanno ricordato per i tuoi studi, libri e risultati nel campo della cosmologia quantistica, fisica teorica, matematica, astrofisica.

Per le sue teorie sui buchi neri, la loro termodinamica e relativa “radiazione di Hawking”, sull’origine senza confini dell’Universo, sui multiversi, sulla formazione ed evoluzione delle galassie e l’inflazione comica.

Per i suoi libri divulgativi su tali tempi e sul tempo (tra cui: Da big bang ai buchi neri – Piccola storia del tempo – La natura dello spazio e del tempo – Dove il tempo si ferma. La nuova teoria sui buchi neri – La grande storia del tempo), la sua origine, la sua essenza.

Temi che mi fanno pensare.

Io – oggi, in ritardo – voglio ricordarlo per la sua incredibile ironia, sintetizzata nella prima frase di questo trafiletto, tratta dal “Corriere della sera” del 15/03/2018.

StephenHawking_F1

Cosa aggiungere? Nulla, mi mancherà (anche se da oggi potrà guardare le stelle – invece che i piedi, cosa che lui non ha mai fatto – molto più da vicino).

RIP

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La mia peggior (per ora) battuta del 2018

Con questa recente battuta ho seriamente rischiato di essere rinchiuso nell’autoclave di cottura del carbonio…

Scenario: un normale ufficio.

[Io a svariati colleghi]: “Sapete a quale STAR io assomiglio di più? Qualcuno ieri ha detto Sean Connery…”

Sorrisi e silenzio.

[io]: … al ragù…

🙂

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