Sezione divulgativa IT – 9 – Ad un passo dalla Singolarità Tecnologica?

E’ un periodo in cui sto studiando parecchie “tecnologie di frontiera”: l’Internet delle cose (IoT) ed il Cloud Computing, la robotica avanzata e l’automazione del lavoro, la genomica e le nanotecnologie, la stampa in 3D ed i nuovi materiali, lo sfruttamento di nuove forme di energia ed il relativo immagazzinamento, i fondamenti dell’intelligenza artificiale (AI).

Al ritmo attuale, sotto il punto di vista dell’evoluzione tecnologica, secondo molte previsioni, il secolo odierno equivarrà ad oltre 100 secoli di progresso del passato, con una velocità di alcuni ordini di grandezza superiore anche a quella del secolo scorso.

Una accelerazione esponenziale.

E se pensiamo a come era il mondo nel 1900 e lo confrontiamo con il presente, il salto tecnologico è evidente a tutti. In fin dei conti penso che si possa dire che l’accelerazione del progresso tecnologico sia stato l’avvenimento principale che ha accompagnato lo svolgimento del secolo scorso.

Per inciso: è facile cadere nella tentazione di supporre che il progresso continuerà alla velocità che stiamo vivendo oggi e quindi le previsioni si basano sul tasso attuale di cambiamento. Ma ciò è falsato da un errore di fondo. Una curva esponenziale, se analizzata in un piccolo range (quello visibile e vissuto a noi osservatori immersi nel limitato periodo di una singola vita) sembra lineare.

E’ contro-intuitivo pensare in termini esponenziali ma l’evoluzione tecnologica sembra crescere secondo una accelerazione esponenziale.

Esistono limiti allo sviluppo esponenziale di ogni modello, di ogni paradigma. Ma – in ambito tecnologico – abbiamo già visto nel passato che quando un paradigma è in fase di esaurimento esso viene sostituito da uno nuovo.

Questa visione – va detto – comunque non è condivisa al 100% dagli analisti e, forse, la crescita esponenziale futura del progresso tecnologico potrebbe – da esponenziale – diventare lineare o flettersi o addirittura appiattirsi.

Riflettendo sui temi riportati all’inizio – per lo meno su quelli che capisco – ieri mattina ho iniziato anche io ad avere un rafforzamento di un dubbio che già avevo sperimentato: ‘non è che l’umanità – me compreso – è davvero vicina ad una “singolarità tecnologica” cioè un punto, della propria evoluzione, in cui il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di previsione e, soprattutto, di comprensione da parte dell’umanità stessa?’

Se si arrivasse a tecnologie in grado di creare intelligenze oltre-l’umano, super-umane?

E se non fosse un “problema di se” ma un “problema del quando” ciò accadrà?

In quel caso quali potrebbero essere gli impatti per l’umanità?

Il concetto di ““Disruptive technologies” è ormai accettato per svariati ambiti, tra cui quelli elencati sopra, e identifica alcune tecnologie che potrebbero costituire i motori per trasformazioni con impatti incredibili sulla nostra vita, salute, cultura, lavoro, economia.

Se una Singolarità possa mai avvenire nel nostro futuro è oggetto di discussione a vari livelli: filosofici, scientifici, tecnologici e ne hanno già scritto in molti, a partire, nel 1930, dallo scrittore/scienziato Vernor Vinge che coniò il termine, passando per Isaac Asimov (di cui consiglio – per rimanere in tema – la lettura del racconto “L’ ultima domanda” – Titolo Originale: The Last Question), Raymond Kurzweil, Hans Moravec, Eliezer Yudkow ed altri.

Dalle loro discussioni ne sono nati svariati ipotetici scenari, alcuni – la maggior parte – cupi e preoccupanti, altri più luminosi o addirittura desiderabili ma si arriva anche al punto di ritenere che tecnologie così avanzate siano talmente pericolose per il futuro dell’umanità che ci si deve attrezzare, fin da ora per, evitare che la Singolarità si verifichi.

La maggior parte delle speculazioni sulla Singolarità presumono la presenza di un tipo di intelligenza artificiale più evoluta rispetto a quella umana. E questo è ancora un punto controverso tra gli scienziati.

Secondo alcuni analisti (Kurzweil) l’anno di questo avvenimento sarà il 2045, anno nel quale stima che le intelligenze non biologiche saranno 1 miliardo di volte più potenti della somma delle intelligenze umane di oggi. Non so se, per tale anno, sarò in vita, ma i miei figli credo proprio di sì.

So che esistono numerosi casi di previsioni del futuro, ipotizzate nel passato, che oggi sono state clamorosamente smentite tanto da sembrare ridicole ma in questo caso la previsione non riguarda una singola tecnologia, protocollo, azienda, prodotto che svetterà sulla concorrenza ma questa previsione valuta l’impatto globale della somma di tecnologie, ognuna con un proprio ciclo di vita e contributo. Dalla somma di questi contributi sembra nascere la curva della accelerazione esponenziale del progresso cui accennavo prima.

Un aspetto di fondo dello scenario cui probabilmente ci troveremo davanti è questo: tecnologie, scienze e teorie sempre più complesse ma che consentono di creare dispositivi e applicazioni sempre più semplici. Semplici da usare ma fortemente impattanti.

Probabilmente, volenti o nolenti, sarà necessario adattarsi ad una quantità fortemente crescente di innovazioni e di cambiamenti in uno scenario nel quale sarà necessario informarsi e comprendere le nuove tecnologie per non correre il rischio non comprenderle, considerandole alla stregua di una “magia”.

Potremmo comunque immaginare scenari comprendenti l’esistenza di computer con intelligenza oltre quella umana (e forse un giorno pure dotati di coscienza) capace a suo volta di creare altre super-intelligenze oppure scenari con reti di computer ed utenti che, nel loro insieme, costituiscano una nuova super-entità, oppure scenari in cui l’integrazione uomo-macchina è simbiotica.

Nel primo scenario sopra indicato potremmo quasi dire che “la creazione di un computer con intelligenza sovra-umana potrebbe essere l’ultima invenzione dell’umanità in quanto le successive invenzioni proverrebbero dal cervello di questa macchina”.

In questi casi potremmo assistere a sviluppi tecnologici, e forse pure etici, politici e morali, a velocità incomprensibile. Incomprensibile per noi umani di oggi. Pensiamo allo scenario di “disoccupazione causata da inflazione tecnologica”.

Questi scenari condividono, come premessa, che la tecnologia accelererà il progresso fino al punto che l’essere umano biologico – noi, io – non sarà più sufficiente per capire fino in fondo cosa stia accadendo. Ciò implica che la singolarità abbia un suo lato, un suo aspetto, spirituale, misterioso. Possiamo immaginare scenari nei quali non esisterà più differenza tra umano, materia, tecnologia, energia, pensiero, coscienza.

Potremmo addirittura assistere ad un’epoca che verrà chiamata – non da noi ma dalle AI – “post umana”.

Si può direi che saremo ancora umani dopo questi mutamenti? La risposta dipende dalla definizione di razza umana, di essere umano. Per alcuni analisti l’essere umano è confinato nei suoi limiti, per altri è una specie che cerca di oltrepassarli.

Significa che serve pensare ad un nuovo modello della realtà per descriverla e comprenderla, per farsi trovare pronti. Rubbia disse che “lo sviluppo tecnologico corre troppo più velocemente dello sviluppo etico”.

Se la Singolarità non può essere limitata o impedita, quanto potrebbe essere considerata pericolosa per la razza umana?

Esistono riferimenti nella fantascienza ad una AI che potrebbe avere dei personali obiettivi di “vita” in contrasto con quelli dell’umanità fino al punto di minacciarne l’esistenza. È teoricamente concepibile che una Intelligenza Artificiale eliminerebbe la razza umana considerandola inferiore. L’estinzione va messa in conto.

All’opposto, vi sono sostenitori dell’Intelligenza Artificiale Amichevole. Essi riconoscono che la Singolarità è, potenzialmente, molto pericolosa, distruttiva e suggeriscono scenari per renderla sicura con l’obiettivo di arrivare ad una interazione AI-umani pacifica (si vedano le 3 Leggi della Robotica di Asimov).

Ma non voglio, almeno per ora, entrare nel merito di questi scenari, né in quelli catastrofisti né in quelli amichevoli. In fin dei conti la tecnologia è sempre stata un’arma a doppio taglio: dipende da come la si usa, da come la si governa.

Probabilmente, se la singolarità sarà tecnicamente possibile essa si realizzerà perché potrebbe portare enormi vantaggi economici e qualcuno prima o poi la adotterà creandone le condizioni a contorno per sfruttarla.

Ma che cosa si intende con “singolarità tecnologica”? Il concetto è complesso e non rigidamente inquadrabile e le sue definizioni sono più di una.

Il termine è da intendersi in una accezione paragonabile a quanto avviene in fisica: così come non è possibile guardare oltre l’orizzonte degli eventi di un buco nero così è difficile immaginare cosa ci potrà essere oltre rispetto all’avvenimento di una singolarità tecnologica. E’ sostanzialmente difficile, ad ora con i nostri attuali cervelli, immaginare come potrà essere una civiltà futura che avrà potuto sfruttare l’ingegno apportato da intelligenze milioni di volte più potenti della nostra.

Data la presenza dei seguenti fattori: l’accelerazione del progresso dell’informatica con altre tecnologie (genetica, robotica e nanotecnologie in primis) e l’intelligenza artificiale faranno sì che si verificherà una fusione tra la razza umana ed un substrato tecnologico.

Questa Singolarità verrà preceduta da una fase nella quale l’intelligenza artificiale (cioè non biologica), maturerà, evolverà. Come il nostro cervello biologico ha fatto per milioni di anni.

Per migliaia di anni il cervello è rimasto praticamente immutato ma non è affatto detto che esso si l’ultimo stadio dell’evoluzione del pensiero umano. Il concetto di “Mente artificiale” è alle porte. Questa mente potrà poi integrarsi con la nostra.

Questa evoluzione della AI non è da intendersi al futuro, ma è già in corso.

Per dare una idea dell’avanzamento di questa evoluzione riporto queste stime: per replicare le funzioni di un cervello umano si stima che serva una potenza di calcolo di 10^16 calcoli al secondo ed i super computer attuali vi ci stanno avvicinando. Ad oggi, secondo top500.org, il Sunway TaihuLight è il super computer più potente del mondo con 93 petaflop/s (milioni di miliardi 10^15 of calcoli al secondo).

Successivamente l’intelligenza artificiale – qualunque forma essa avrà – così nata potrà migliorare se stessa in una sequenza ciclica di miglioramento, potenzialmente sempre più veloce e migliore. Con impatti sul progresso tecnologico. Evoluzione potenzialmente incomprensibile a noi umani.

Quest’ultimo è il momento nel quale si verificherà la Singolarità.

Al verificarsi di questa ipotetica singolarità potremmo avere impatti irreversibili sulla nostra stessa vita.

Quali sintomi, nella civiltà, nella scienza, nel mondo di oggi, possono farci intuire che la singolarità è alle porte e stia bussando con tono inarrestabile?

Pensare di essere confinato in un “corpo con scadenza” mi genera una rabbia fortissima perché mi impedisce di poter vedere questi progressi.

Seguirà una serie di post dedicati agli approfondimenti su questo tema.

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2 risposte a Sezione divulgativa IT – 9 – Ad un passo dalla Singolarità Tecnologica?

  1. Il legame con i limiti del corpo ci manda in bestia da millenni! 😉

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  2. dv8888 ha detto:

    Potrebbe aprirsi un’era (di cui parlerò nel seguito di questo post) nella quale questo legame non esisterà più.
    La nostra mente, slegata dal corpo, trasformabile – ad esempio – in una astronave che possa esplorare l’universo senza vincoli di massa, consumo, peso, vecchiaia.
    Possibilità di acquisire infinite conoscenza, per comprendere forse qualcosa del cosmo nel quale siamo immersi.
    Il corpo è davvero un vincolo.

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