Parole frenate

Mi sto scontrando con un problema. Non riesco a “sbloccare” il fluire delle parole del mio attuale progetto di scrittura di un libro.

Eppure ho preparato la base della trama, la definizione di quasi tutti i personaggi – compresi alcuni caratteri secondari – le suddivisioni temporali principali, alcuni rimandi interni.

Mi fermo a quello che posso considerare il confine tra un racconto ed un romanzo. Devo capire e, soprattutto imparare, come passare da 20 pagine – che, nella loro forma attuale, non mi soddisfano – a qualcosa di ben più ampio; la trama, gli spazi, i tempi, gli avvenimenti sottesi da essa lo consentirebbero pienamente.

Non voglio scrivere un racconto. So che non affronta il tema di cui intendo parlare con la profondità che voglio attribuirgli.

Con i dettagli, i tempi, gli scenari, i dubbi, gli eventi in cui perdersi.

Chissà quante persone ci sono passate prime di me; ma vedo uno sbocco.

Parlandone, mi è stata data una buona idea per identificare quella che probabilmente è la causa di questo blocco: sto adottando, nella scrittura, un approccio simile a quello che mi tocca utilizzare sul lavoro. Un approccio analitico teso a concentrarsi sull’essenziale – adottando le regole 80/20 o 95/5 in base al contesto – che mi portano a restare “incanalato” nel filone principale del racconto. Filone inevitabilmente scarno, troppo lineare, sintetico.

In pratica illeggibile. Quasi un riassunto o poco più.

Capire l’esistenza di questo problema e – forse – la sua causa è il primo step per affrontarlo e risolverlo.

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13 risposte a Parole frenate

  1. Sara Provasi ha detto:

    Complimenti, per me la scrittura inventata con trama è la cosa più difficile in assoluto, non riuscirei mai a scrivere un vero racconto o romanzo!
    Puoi provare a ri-immaginare come se fossi lì le varie scene che hai scritto brevemente, e successivamente descriverle nei vari dettagli visivi, uditivi, interiori, di pensiero ecc… per ampliarle, come a rendere l’esperienza per farla condividere! 🙂

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  2. silviacavalieri ha detto:

    Ti parlo della mia esperienza personale. Io, a un certo punto , mi lascio andare. Lascio agire liberamente i personaggi, forse faccio semplicemente parlare il mio umore nel momento in cui scrivo, però il risultato è la spontaneità propria del quotidiano e gli scenari acquistano spessore e particolari, li vedo con occhi nuovi, portando dentro la storia stralci di memoria e guizzi di realtà fresca, appena vissuta. Per me questa fase non è problematica, casomai mi resta difficile mettere degli argini a questi rigagnoli, che rischiano di ingrossarsi troppo…

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  3. dv8888 ha detto:

    Come disse la mamma di cappuccetto rosso?! 🤣

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  4. elettasenso ha detto:

    Come ti capisco. 😊

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