Parole frenate – causa #2

Ho un problema. L’ho esposto nel precedente post dal medesimo titolo di questo. Ora ne entro in dettaglio, lo smonto nei suoi aspetti di base e lo risolverò.

Proseguendo nell’analisi delle cause per le quali non riesco a scrivere fluido e veloce come vorrei ne ho identificata un’altra, direi molto rilevante: i dubbi.

I miei dubbi, intendo. Di quali dubbi parlo? Di cosa intendo esprimere, con le sue sfumature, esprimendolo dettagliatamente per consentire di farlo capire a fondo.

Questo aspetto del problema del bloccarmi mi capita soprattutto nei dialoghi, molto più raramente nelle parti descrittive di scenari, ambientazioni e fatti già accaduti.

Ad esempio: quale sfumatura è più corretto evidenziare in un dialogo? Paura? Ansia del personaggio? Un suo pensiero nascosto? Un suo interesse? O quale altro aspetto?

Sono coerente – o meglio, è coerente con se stesso, con il suo pregresso, il personaggio – nell’esposizione? Seguo un filo logico, dove la logica è quella nella testa del personaggio stesso; questa logica è percepibile da chi legge?

Sono coerente? Lo ripeto; mi preoccupa fortemente non esserlo [anche nella vita].

Mi rendo conto che mi devo immedesimare nei miei personaggi! Ho la fortuna di averli creati io. Dovrebbe essere facile. Invece no, perché devono avere vita propria, di persone (od altri esseri, trattandosi di un romanzo di fantascienza) con una propria anima, logica, pensieri, sensi, sentimenti.

Devo quindi imparare a pensare, di volta in volta,  come penserebbero loro, come agirebbero loro, in quella situazione – situazione di eventi e di emozioni. Il fatto è che sono me stesso da oltre 46 anni; non sono mai stato nessun altro. Devo fare pratica. C’è una evidente mancanza di pratica, di mestiere; inutile negarlo.

In questo scenario leggere non basta; devo macinare testi su testi. Fare più pratica.

Descrivere un paesaggio o  una situazione, mi è più  facile. Lo descrivo dal mio punto di vista. Probabilmente limitato, ma facile. Per ora mi basta.

Inutile nasconderlo, mi scontro con i miei evidenti limiti nel campo della psicologia, dell’empatia. Devo immedesimarmi nei miei personaggi, in quel contesto, con le loro emozioni, interessi, paure, dubbi. Entrare nella loro testa.

ESSERE LORO.

Mi è difficile. Non è una scusa, ma un dato di fatto.

Quindi?

Soluzione:

Fase 1 (per imparare, dagli altri): chiedo ai miei amici cui faccio valutare le mie bozze. Come ti comporteresti tu nei panni del personaggio x? Ed ascolto, ascolto, ascolto. Ognuno mi dirà cose diverse, le selezionerò, scremerò, entrerò nel merito. Questo mi serve per “provare a ragionare con una testa diversa dalla mia”.

Fase 2 (per fare pratica): predispongo una decina di scenari e ne faccio un centinaio di varianti. Acquisisco – o almeno lo spero fortemente – il mestiere che non ho.

Fase 3 (che dovrebbe essere quella che mi porta alla soluzione che cerco): metto in pratica quanto esposto sopra riprendendo la bozza del mio testo, ora bloccato.

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20 risposte a Parole frenate – causa #2

  1. pinadamato ha detto:

    Lascia liberi i personaggi, saranno loro a guidarti. Scrivi tutto quello che ti passa per la mente in fase di bozza. Avrai tempo dopo, quando farai la revisione, di arginare i personaggi, dare loro più o meno spazio ecc.

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  2. Sara Provasi ha detto:

    Per i dubbi, prova a immaginare a cosa sceglieresti di dire se dovessi fare un riassunto breve a voce a qualcuno! Magari emerge il fulcro che vuoi far emergere 🙂
    Fai benissimo ad analizzare i motivi del blocco, già fare questo secondo me è una cosa creativa a sé, oltre che utile! E anche i punti scelti di cose da fare mi sembrano ottimi… buona continuazione! 😊

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  3. silviacavalieri ha detto:

    Sotto stress, le persone vere difficilmente sono coerenti. Quindi, a seconda delle situazioni, anche i personaggi possono deviare dallo schema che li caratterizza. Valuta tu di volta in volta. Ma quando sbiadiscono, non c’è rimedio, bisogna farli uscire di scena: partire o morire. Secondo me il tuo blocco creativo è dovuto a un eccesso di zelo, la perfezione non esiste…

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    • dv8888 ha detto:

      Il punto della coerenza è proprio questo: io che scrivo di un personaggio x lo rendo coerente con se stesso? Quindi, ad esempio: x è razionale, lineare e con interessi chiari e determinati in situazioni non di stresso panico e – all’opposto – preso dal panico, si comporta in un modo imprevedibile. Ci sta la sua imprevedibilità, ma devo immaginare che lui sia stato preso dal panico e devo farlo capire al lettore.
      Descrivo bene il suo comportamento?
      Sei la seconda persona in questi giorni che mi dice che mi “sto incartando da solo in una sega mentale, verso una perfezione che non serve a nulla” (anche se tu me lo hai detto in modo più gentile). Tengo presente, grazie.
      Dan

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      • silviacavalieri ha detto:

        La mia è solo un’ipotesi, naturalmente… Ti conosco troppo poco per poter giudicare, va da sé che le persone sono assai diverse l’una dall’altra, a me fa bene evadere dalle perplessità, rompere gli indugi e cominciare, per te può essere valida una soluzione del tutto diversa…

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  4. silviacavalieri ha detto:

    Aggiungo una piccola osservazione. Per quanto tu cerchi di immedesimarti in un personaggio, come giustamente osservi, tu resti sempre tu, col tuo vissuto alle spalle, non puoi essere del tutto obiettivo, però puoi provare a animare i personaggi con movenze e punti di vista di persone che hai conosciuto, amato, odiato, su cui hai fantasticato, fare per l’anima come penso tu già faccia per le caratteristiche somatiche.

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  5. Maria ha detto:

    Una volta lessi un articolo che spiegava quanto fosse importante descrivere i movimenti dei personaggi per far capire al lettore lo stato d’animo del personaggio stesso. Per dire: invece di scrivere “Anna era molto ansiosa”, scrivere magari “Anna accavallò le gambe, ed agitava il piede nervosamente”.

    P.s. Anch’io, quando provai a scrivere un racconto più lungo, mi bloccai proprio nei dialoghi! Nonostante avessi la scena bella e fatta in mente. È un po’ come quando immagini un disegno bellissimo, ma poi prendi la matita e sul foglio compare tutt’altro!

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    • dv8888 ha detto:

      Stai sintetizzando benissimo il concetto di : “mostrare, non raccontare” che si trova in parecchi manuali. In tale consiglio ci credo e cerco di adottarlo. Siamo stati quasi nella stessa situazione di blocco. Tu come ne sei uscita?
      Grazie del commento.
      Dan

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      • Maria ha detto:

        Mi sono ripromessa di riprovare a inventare un racconto lungo! Il fatto è che non mi ci ero mai cimentata a scrivere un vero racconto, mi trovai a farlo per inviarlo ad un concorso… primo concorso a cui decisi di partecipare, così, per mettermi alla prova. Inutile dire che non vinsi 😜 però mi resi conto della difficoltà nel creare dei dialoghi proprio grazie a quell’esperimento ☺ .
        Ti dirò di più, proverò anch’io, non sul mio blog ma in privato, a fare quell’esercizio che hai inventato, perché penso veramente che sia un ottimo esercizio 😀

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  6. le hérisson ha detto:

    Forse la soluzione è lasciare fluire il pensiero e le parole… penso che niente sia giusto o sbagliato quando si tratta di “scrivere”… tutto è “stile”
    salut ^_^
    (e bienvenue á le hérisson)

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