Parole frenate – causa #4

Proseguendo nell’analisi del mio blocco, che ho iniziato ad esporre alcuni post fa, la quarta causa che ho identificato è riassumibile in “mancanza di concentrazione sul singolo momento dell’azione che sto descrivendo, ma spostamento del mio focus sulla vista d’insieme e sulla trama già predisposta“.

Ci ho impiegato parecchio a capirlo. Direi che si tratta di una enorme sega mentale di coerenza non richiesta. Ma ora che ho identificato questo aspetto ecco qui la strategia per affrontarlo e superarlo.

In cosa consiste questo aspetto del problema?

Cercando di non perdere di vista l’insieme, il quadro generale, il punto della storia e la evoluzione – per il fatto che in massima parte li ho già impostati – non mi faccio assorbire, come invece dovrei, dal “qui ed ora” della narrazione e il risultato è che non descrivo, calandomici, ogni singolo evento, con le sue digressioni e dettagli. Ed emozioni, perché non ne provo – distratto e guidato – e quindi non ne trasmetto.

Devo pensare che, anche se vìolo una trama non commetto nulla di irreparabile o peggiorativo.
Astraendo ulteriormente: anche se scrivo senza una trama non è un problema. Anzi è l’opposto: la rigidità di una trama già predisposta genera un problema al testo.

(Aggiungo qui una nota: quando detto lo riferisco solo a me, con la mia inesperienza, in questo contesto, con il tipo di testo che sto affrontando. Non è una generalizzazione.)

Scrivere senza troppi pensieri al rispetto di UNA trama già scritta, vincolante, che mi vieta, in anticipo, variazioni che, nel momento in cui le sto vivendo e scrivendo, verranno naturali proprio perché starò vivendo in quel personaggio, in quel contesto, in quel momento.

L’approccio adottato ad ora, cercando di partire con una trama completa che coprisse il testo dall’inizio alla fine ha dato come risultato un testo che è una via di mezzo inutilizzabile, una via di mezzo tra un “non riassunto” e un “non racconto/non romanzo”.

Si ricomincia; con un approccio più libero, svincolato da direttive del tipo: “capitolo x -> personaggio y fa questo e quello mentre personaggio z fa questo…” (che sembra una trama per un regista cinematografico il cui lavoro però è diverso da chi deve inventare il testo).

Elimino l’idea di partire da una trama dettagliata (direi quella che, al lavoro viene chiamata “Detailed Blue Print”) ma inizio da una idea, un singolo concetto, relativa atmosfera e stato d’animo.

Libro come un viaggio: so che parto con una idea in testa.

Ma poi? Dove mi porterà?

Non fa nulla non saperlo in anticipo. Anzi, meglio! Mi godo ogni km, ogni paragrafo.

Sensazione di libertà mai provata davanti al monitor o al blocco appunti. Sensazione nuova da imparare. Da non gestire, ma lasciar scorrere.

Quindi?

Soluzione basata sul rimuovere l’elemento che mi svia la attenzione. Non devo avere, da subito, vista d’insieme e trama che mi distraggano o, peggio, vincolino.

Fase 1: metto la attuale trama e la relativa mappa mentale in un cassetto. Le dimentico “parzialmente”, tenendo validi solo alcuni macro punti di partenza ed è questo che – credo – mi consentirà di avvicinarmi al concetto di partire da uno stato d’animo, con in testa solo un nucleo semplice di idea. Emozioni associate ad un singolo pensiero. Da trasmettere.

Fase 2: scaldo la tastiera e la penna 🙂 e provo un cambio di abitudini affrontando un foglio bianco, senza trama in fianco, sia al mattino presto che alla sera. Si tratta di 2 momenti della giornata in cui ho stati d’animo differenti e ritengo utile testare l’effetto in entrambe le condizioni.

Fase 3: rivedere il mio testo interrotto.

Sintetizzando: ad oggi, la mia auto-analisi del problema mi ha permesso di trovare 4 aspetti, 4 cause principali.

Ne riporto qui la sintesi con le strade che sto percorrendo per risolverli:
Causa 1: approccio troppo analitico -> sganciarsi dalla razionalità, dal concentrarsi sull’essenziale, lasciar correre libera la mente con la storia e la tastiera (a parole è facile…)
Causa 2: incapacità di scrittura dialoghi -> immedesimarsi in altre teste, culture, modi di fare e reagire, mostrare il comportamento del pesonaggio, fare pratica con esercizi mirati.
Causa 3: il tempo del racconto -> studiare, valutare alcuni aspetti di grandi romanzi che sono il mio riferimento, fare pratica.
Causa 4: Non essere concentrato sulla descrizione del “momento” ma mantenere troppa attenzione sulla “big picture” d’insieme. -> approccio libero, che non avendo la visione d’insieme, non mi vincoli e mi chieda di mantenere coerenza tra trama predisposta in anticipo e testo in divenire.

Direi l’80% della soluzione del problema l’ho indirizzata.

Mi faccio un “in bocca al lupo” e proseguo. 🙂

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