Niente sarà più come prima

Qualche giorno fa ho stimato di avere ancora 27-30 anni di vita. Questo nello scenario che si potrebbe chiamare – anche se in modo un po’ superficiale – “scenario migliore” cioè quelle in cui non mi capitino imprevisti, incidenti, infortuni ma il mio percorso termini naturalmente, per “normale” scadenza del mio involucro.

Ottimista? Probabilmente sì ma preferisco auto-classificarmi come “realista/al massimo parzialmente ottimista”.

Quindi, da realista, devo valutare le alternative. E allora mi chiedo: “Ma cosa conta che siano 27-30 0ppure x?” (mettete un numero a piacere compreso tra 0 e 27).

La fine ci sarà: non è questione di se ma di quando. Devo considerare lo scenario della mia morte fin da ora.

Ci devo pensare – ci voglio pensare – fin da ora. E’ la soluzione migliore. E’ stato un errore non averci pensato prima. Affrontarla con coraggio, considerarla. Fa bene alla vita residua.

Inizialmente vi associavo solamente il concetto di “termine”. Invece il termine più corretto è evoluzione.

E’ un passaggio, una evoluzione, come la nascita e la crescita e l’invecchiare. E’ un passaggio inevitabile, IL passaggio inevitabile. Il passaggio che consente la prosecuzione della vita su questa Terra e nell’Universo riutilizzando le mie molecole e relativi atomi per qualcosa o qualcun altro.

Il tutto immerso in un circolo vitale nel quale sto capendo – sentendo – di far parte.

Quello che conta non è l’inizio o la fine di un fenomeno, ma la sua evoluzione e relativa trasformazione e, forse, non c’è questa grande differenza tra vivo e morto.

Un concetto (o passaggio) doloroso e difficile da comprendere e metabolizzare, ma inscindibile con il concetto di vita. Ne voglio acquisire la giusta, chiara, corretta consapevolezza. Ci vorrà del tempo: prima inizio e meglio è.

Non ne ho parlato spesso, né con amici né con i miei figli, né con guide o saggi. Va fatto.  Lo farò.

Considerarla, tenerla presente, mi farà riconsiderare la mia esistenza per vivere in modo diverso, più profondo. Arrivando a capire l’unicità di questo miracolo che è l’esistenza e il valore di ogni singolo atto ed istante in cui si svolge.

Devo accettare che tutto nasce, evolve, termina. Tutto cambia. Tutto è impermanente e la morte è l’aspetto più evidente e visibile di questa impermanenza; diventarne conscio, consapevole mi permetterà di soffrirne di meno e comprendere a fondo l’interdipendenza di ogni essere nell’Universo è un passaggio essenziale verso questa comprensione.

Devo allargare il mio orizzonte: non c’è solo una morte alla fine della vita, ma c’è una morte in ogni singolo passo, evento, istante. C’è quindi una morte quotidiana, costante: devo iniziare a comprenderla e sentirla.

Niente sarà più come prima.

Che la “lunghezza” della mia strada residua sia di 27 o 30 anni oppure 1 giorno è meno rilevante di quanto sia la “larghezza” o “pienezza” di tale strada residua e, da ora, la mia concentrazione si deve quindi spostare su quanto è – per me – rilevante al fine di vivere quanto mi resta nel modo migliore; devo scegliere la direzione che passa inevitabilmente per questo percorso di studio e riflessione.

 

 

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6 risposte a Niente sarà più come prima

  1. Maria ha detto:

    È vero, è importante considerarla per dare proprio ancora maggiore valore alla vita.

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  2. Sara Provasi ha detto:

    Anch’io penso spesso alla morte, un po’ per abituarmi all’idea e accettarla, e un po’ perché so che è l’unica certezza che possiamo dire di avere. Per molti è un tabù, infatti non ne parlo spesso.
    Che poi è solo una questione di ego, solo all’ego/mente interessa la questione, alla materia e all’anima non credo cambi qualcosa 🙂

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