Apparente distruzione di un seme

Un seme, quando è il suo momento e le condizioni di umidità, temperatura, ossigeno sono quelle giuste, si distrugge esteriormente, i suoi tegumenti si aprono e l’embrione contenuto al suo interno inizia ad uscirne e crescere.

Inizia la germinazione.

Cambia sostanzialmente lo scenario: non esiste più un seme ma esisterà una pianta, con radici, fusto, rami, foglie, fiori, frutti.

Ad una osservazione miope, limitata nel tempo, ignorante questo processo assomiglia ad una fine.

Invece è una trasformazione, una transizione da una fine ad un nuovo inizio.

Senza quella fine il seme non può dare il suo risultato, il suo massimo splendore, il suo essere seme al 100%.

Questione di punti di vista, di livelli di comprensione, di estensione temporale, di unità.

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Cosa estrarre dal cesto delle possibilità

Mi hanno chiesto di “estrarre 1 elemento – 1 solo – dal cesto delle infinite possibilità offerte dalla vita”.

Per salvarlo e farlo mio. Un valore. Uno.

Non sapevo cosa rispondere. Si tratta di una scelta delicata, forte, personale. Mi deve rispecchiare. La devo onorare.

Poi qualche ipotesi.

Ora la risposta la so: “Tutelare la Vita in ogni sua forma”.

Sembra una frase fatta, poetica, fine a se stessa, con sfumature New Age.

Astratta.

Sembra un progetto senza applicazioni pratiche, teorico, astratto, sostanzialmente inutile, fine a se stesso, parole vuote.

Ma so – nel mio intimo – che per quel poco che posso fare da goccia nell’Oceano, che è e sarà reale, efficace, effettivo, utile.

 

 

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Entità separate

Ci sono eventi, atti dolorosi e c’è la relativa sofferenza percepita, vissuta.

Sono 2 cose diverse; quindi da separare. Da tenere separate.

O, meglio, da disassociare in quanto la loro unione è il risultato di un mio processo mentale; considerarle unite è un errore.

Sono cose diverse e separate.

Devo rendere ogni atto doloroso privo di dolore. Come?

Per capirlo devo arrivare a cambiare la mia visione della realtà, fino ad arrivare a capire e sentire “le cose come sono”.

Un cammino quindi che è – anche/solo? –  un processo di purificazione mentale.

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Raggi di luce e domande

Osservo la realtà; dai miei occhi, attraverso una finestra, vedo degli oggetti.

Luce, onde elettromagnetiche/fotoni, messa a fuoco attraverso il mio cristallino, stimolazione della retina, impulsi nervosi, elaborazione cerebrale e costruzione dell’immagine.

Cosa ne consegue?
Che per percezione, abitudine e comodità mentale, per tassonomia occidentale, per semantica, per consuetudine, quello che vedo e che esiste oltre la finestra non sono io. Non sono neppure la finestra, non sono la luce che arriva ai miei occhi.

Ci consideriamo entità separate.

Dove finisce tale raggio e dove inizia la mia percezione?

Ma se provassi a “ruotare l’attenzione di 180°, dirigendola verso di me?”
Cosa c’è di diverso tra ciò che identifico come “me” e tutto il resto (la finestra, la luce che arriva ai miei occhi, gli oggetti che osservo)?

Sembra esistere un atto di osservare. Sono l’atto di osservare? Mi ci posso identificare? Sono il raggio di luce?

E se estendo questo concetto verso ogni terzo che osserva?
Esiste un unico, complessivo, universale atto di osservare?
Non è più un “atto personale”.

Resta l’esperienza del vedere, dell’osservazione, del sentire.

Non so cosa pensare.

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Noa Pothoven

RIP – 17 anni di inimmaginabili sofferenze.

Nessuna parola, solo un groppo in gola.

 

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Vuoto

E così la mia “cucciola ” va a vivere con il suo compagno; 300 km di distanza.

È il suo inizio.

In 2 è più facile spiegare le vele nell’oceano; io la vedo ancora come una barchetta e, invece, mi sa che lei dentro si sente come una portaerei.

Per essere un mucchietto di ossicini, che neppure 20 anni fa non esisteva ancora, lascia un bel po’ di vuoto.

Il tutto sta accadendo un po’ prima di quanto mi aspettassi ma meglio così rispetto a chi non osa, prova, sperimenta e resta fermo nel porto.

Buona fortuna Violino!

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Il mio cammino più difficile

Il mio cammino più difficile: “dal pensare al sentire”.

Da quali passi sarà costituito non mi è chiaro ma non fa nulla.

Per fortuna, una persona di mia fiducia, mi ha fatto chiaramente capire che, aprendomi al sentire, non avrò impatti negativi sulle facoltà mentali relative al pensiero logico, razionale.

Questa preoccupazione mi fermava. Invece si tratta di due aspetti che si trovano su due piani differenti.

Un passo.

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