Relatività interiore del tempo

Scandisco interiormente – come tutti immagino – il tempo.
Ciò avviene automaticamente.

Questa scansione usa un mio “orologio biologico interno”.

Percepisco singoli momenti o periodi più o meno brevi in modo irregolare.

Ho un tempo interiore quindi non costante.
Con sue accelerazioni e rallentamenti.
Con momenti “surgelati” ed immortali. Alcuni che poi diventano indelebili.
Con periodi scavalcati, dimenticati, inosservati. Non vissuti.

Perché accade questa scansione interiore irregolare?

Perché, mentre i miei neuroni sono impegnati in una esperienza nuova, intrigante, emozionante hanno meno risorse per percepire lo scorrere del tempo.

Ma anche perché se i miei neuroni stanno pensando ad altro o mettono il “pilota automatico” non vivo quanto accade. E in questo caso il tempo – e la vita – scivolano via.

Quindi questa percezione è irregolare perché condizionata dall’attenzione, dalla presenza, dalla consapevolezza.

Quindi è pilotabile.

Una vita piena dura di più?
Sottoposto a continue esperienze mi sentirò vivere di più? Più a lungo?

Perché sia piena non servono nuove esperienze, continuamente diverse ma serve la presenza mentale, in ogni momento. Altrimenti tutto scorre via.

In questo modo – al momento del distacco – potrò spegnermi con un sorriso perché potrò pensare di aver vissuto ogni momento.

E ricominciare.

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Ipotesi di evoluzione a 4 fasi


Ho pensato ad uno scenario – costituito da 4 fasi – di evoluzione della vita su questa Terra ed in questo Universo. Mi è piaciuto immaginarlo – a modo suo mi fornisce un forte spiraglio di speranza e serenità – e mi piace esporlo.

Partiamo da questa situazione (per entrare nel giusto “mood”): supponiamo di essere una entità dotata di intelligenza – non intendo un Dio creatore ma un essere di un’altra civiltà, oppure, se preferiamo, noi stessi traslati nel passato – che abbia potuto osservare la nostra nebulosa circa 4 miliardi e 500 milioni di anni fa, quando la miscela di polveri e gas cominciava ad aggregarsi costituendo, tra gli altri corpi celesti, anche la nostra futura Terra.

Data questa situazione iniziale si sarebbe potuto ipotizzare che ne sarebbe scaturito un pianeta? (Lasciamo perdere il fatto che la domanda, rivolta a tale essere oppure a noi stessi, è retorica.)

Pianeta inizialmente “inanimato” nel senso di non abitato.

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Goccia nell’Oceano

Sono come una singola goccia d’acqua.

Preso singolarmente ho solo un parziale significato,
una parziale identità,
un parziale punto di vista e comprensione.

Un limitato significato,
una limitata identità,
un limitato punto di vista e comprensione
ed un limitato potenziale ed arbitrio (cerebrale, conoscitivo, etico, umano).

Questa percezione di goccia d’acqua da considerare singolarmente da cosa deriva? Dal fatto che osservo dal mio punto di vista – da me ed il mio ego – che è parziale, distorto e crea illusioni.

E’ quindi una percezione falsa, fuorviante? Sì.

Sono come una singola goccia d’acqua di un immenso oceano cosmico, fisicamente e spiritualmente illimitato.

Sono parte di esso. [Ed è rasserenante rendersene conto.] Non sono separabile, concepibile come entità separata.

Non c’è, non c’è mai stata, separazione tra la mia goccia e l’Oceano e, contemporaneamente questa appartenenza non implica che io non sia goccia. Non c’è conflitto, non c’è dualisimo.

La mia vera essenza può trovare pienezza solo nella massa d’acqua considerata nella sua interezza.

Con il suo movimento, la sua corrente, il suo fluire.
Con il suo divenire, tempo, nascita e morte comprese.

Dove mi porterà?

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Etica e scienza

Quando la scienza esula dai fondamentali principi etici può perseguire anche gli scopi più distruttivi.

Siamo ancora una civiltà grezza e barbara. Di strada verso un futuro sensato ne abbiamo ancora davanti per generazioni.

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Correlazione

Perché c’è correlazione, stretta, tra dolore e bellezza?

Tra tristezza e bellezza?

Tra bellezza e profondità?

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Progetto da non scoperchiare

Mi è stato assegnato un progetto con talmente tanti punti oscuri e al momento imprevedibili che l’ho soprannominato “PdP” cioè Progetto di Pandora…

Incrocio i diti e vado avanti 🙂

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3 punti

Che il fluire vi sia dolce e la progressiva comprensione dell’Universo, almeno della sua parte osservabile da noi, vi avvolga come un caldo mantello.

Miei peluche.

Siamo solo 3 punti dell’Universo che hanno avuto anni terresti in comune.

Forse da madre sarebbe più difficile dirlo e considerarci in questo modo, in apparenza crudele.

Dovrei provare.

Ogni tipo di giorno, di gioco, di emozione: accoglietelo.

È un dono. Accoglietelo.

Assorbitelo a fondo.

Vi terrò in me dove il mio tempo non esiste piu; mentre il vostro tempo terrestre scorrerà ancora.

Dimentichiamolo.

L’eco di battiti, ora che vi penso e vi vedo crescere, rimbomba e cresce.

Fermatevi ogni giorno, ogni volta, al ritmo del vostro cuore.

E che un abbraccio vi avvolga.

E ci sia una mano da stringere in questo viaggio. Non più la mia ma quella che avrete scelto, quella amata.

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